#Leda

Testi Critici:     Rolando Bellini

LEDA Perché questo nome? Non certo per caso.

Leda è la fanciulla di cui Giove si invaghì, tramutandosi in cigno per possederla.

E del cigno Leda ha l’eleganza della linea, del sacro ha la ieraticità dello schienale, dell’amore la rotondità della seduta,
della passione che niente può fermare la fantasia capricciosa dei riccioli del tessuto.

 

 

LEDA E’ ALTRO 

E’ oggetto e donna, e come donna la si può vestire e svestire,

rispettandone gli umori e proiettandoli nell’ambiente che la circonda,

e in questo i sette possibili colori del rivestimento (o del travestimento?)

ben rappresentano sette possibili diverse agnizioni.    

 

 

LEDA E ANCORA DI PIÙ

La sua “anima” è una sedia anni ’50 già finita in discarica,

la sua veste è un tessuto non tessuto di moderna generazione

che utilizza materiali scartati, già rifiuti,

rigenerandoli a nuova vita, drappeggiandoli ad arte,

facendone un rivestimento e un travestimento, una scultura, un’opera unica.  

 

 

LEDA È ANCHE PERFORMANCE 

La creatura eterea che nasce dall’uovo, che danza, che s’incarna e si identifica in Leda lo dimostra.

Dai rifiuti della società industriale, rigenerati, a una creazione artistica unica, la materia, scartata, vive e si fa arte. 

Leda è dunque sintesi concettuale ed estetica, etica ed eidetica. 

Guardarla, comprenderla, riconoscerne le stratificazioni di significato è il pass giusto per entrare nel mondo delle mie idee in merito all’arte, all’educazione, all’ecologia.