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Il percorso di SAVEART, ideato da Maria Teresa Illuminato, è davvero rivoluzionario. Si percepisce subito la sua intenzione: prendere spunto da Courbet, uno degli artisti che si sono letteralmente messi sulle barricate, e traslarlo nel nostro tempo. Oggi non si tratta di salire fisicamente, ma di ascendere metaforicamente sopra le discariche, trasformando ciò che appare inutile in un valore creativo, una vera miniera di risorse inattese. Con delicatezza, attenzione, affettività e rispetto per ogni forma di vita, gli artisti di SAVEART generano nuova vita artistica là dove sembrava impossibile.
SAVEART non può essere confuso con la “trash art”. Non è un recupero decontestualizzato di materiali o di frammenti del passato: è una sfida contemporanea che fa del presente il nostro più remoto futuro. Certo, il movimento deve molto alla storia dell’arte, alla sperimentazione di ieri e all’uso consapevole di scorie e materiali, ma va oltre. Si alimenta della querelle ermeneutica più attuale, che vede nei confini disciplinari i luoghi di maggiore attrattività e creatività. Tuttavia, Illuminato rifiuta le etichette: SAVEART nasce dal fare concreto, dalla pratica, non dalle definizioni, e si sottrae a facili categorizzazioni o alle sirene di una critica pronta a etichettare.
Il movimento trova una sua dimensione filosofica e formale, ma soprattutto emerge attraverso l’esperienza emotiva, progettuale e creativa dei singoli partecipanti. SAVEART sembra segnare il tramonto della postmodernità malintesa, denunciando la sciatteria e l’indifferenza che hanno portato le discariche a diventare simbolo dei nostri tempi. In contrasto, eleganza, dolcezza e timidezza diventano tratti distintivi: non aggressivi, ma potenti strumenti per guidare un cambiamento collettivo attraverso l’arte.
Si può parlare di alchimia artistica: come Duchamp e le sue imprese alchemiche secondo Arturo Schwarz, SAVEART trasforma ciò che è rifiuto in energia creativa, affrontando il tema globale delle scorie e del consumo industriale. In questo contesto, il movimento offre un’apertura olistica che trova fondamento nell’autentica partecipazione emotiva e creativa dei singoli, il cuore pulsante della proposta di Illuminato.
Ma dove si colloca la sperimentazione di Maria Teresa Illuminato? Dopo il dibattito degli anni Sessanta, che separava rigidamente arte, architettura e design, e il successivo gioco delle contaminazioni postmoderne, SAVEART apre nuove frontiere. Non si limita a trasversalità disciplinari: rinnova metodologie progettuali, linguaggi artistici e strategie mentali, ridando ordine al disordine che pervade il quotidiano.
Oggi, nel nuovo millennio, SAVEART è un punto di riferimento: in relazione alla riapertura dei confini disciplinari, il movimento ridefinisce la creatività come processo integrale, responsabile e sostenibile, in cui la pratica artistica diventa strumento di riflessione, innovazione e rinascita estetica e ambientale.
Prof. Rolando Bellini, docente di storia dell’arte, graphic art, museologia ed estetica all’accademia di belle arti di Brera di Milano